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Brand Awareness: che cos’è, come misurarla e come aumentarla



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Il termine si riferisce al grado di riconoscimento di un’azienda, un prodotto o un servizio da parte dei consumatori, un valore enorme che è al cuore di ogni strategia di marketing e che si valuta secondo diversi parametri. Una guida per costruire la notorietà della marca

Aggiornato il 10 mar 2025



brand awareness

Il brand è un asset fondamentale per l’impresa perché è la leva che agisce sulla mente umana: per questo il brand management resta fondamentale nelle attività dei CMO (Chief Marketing Officer), anche oggi che la tecnologia e le Martech occupano sempre più spazio nel Marketing. Nell’epoca del full-digital e dell’omnicanalità, la consapevolezza del marchio non è più costruibile solo con gli spot TV e alle tradizionali campagne di comunicazione, ma anche attraverso il web, i social, l’Influencer Marketing e i motori di ricerca.

Brand Awareness, cos’è

Qual è il significato del termine Brand Awareness? Letteralmente awareness significa consapevolezza, quindi conoscenza del marchio, ma le traduzioni sono diverse. In genere viene tradotto in “appetibilità del marchio” o  notorietà della marca o del brand, e indica il livello di gradimento dei consumatori nei confronti di un brand.  Si tratta di un valore complesso da misurare, in quanto frutto di diversi fattori, che permettono di fissare quel marchio nella mente di un consumatore, così da trasformarlo nella prima opzione logica in fase di acquisto di un prodotto o servizio.

La Brand Awareness si sviluppa su diversi livelli: si passa da una semplice conoscenza del nome fino a un riconoscimento immediato e alla preferenza rispetto alla concorrenza. In pratica, più la Brand Awareness si dimostra elevata, più può aumentare la redditività di un’azienda, perché ad un numero maggiore di consumatori fedeli corrisponde sempre un fatturato più ampio.

Perché è importante la Brand Awareness

Per dirla con il linguaggio del Marketing, la parte bassa del funnel, quella delle conversioni, non può prescindere da quella alta, del brand positioning o brand management, che comprende quelle azioni del marketing mirate a creare una percezione, un valore intangibile, un’immagine attraente di un prodotto o di un’azienda nella mente delle persone. Il Covid ha accelerato il cambiamento, evidenziando la necessità di adottare un approccio più emozionale ed esperienziale, di una maggiore attenzione ai temi sociali, di comunicare uno scopo societario (il purpose di cui tanto si parla): tutto questo ha il potere di attrarre i clienti.

«L’attenzione dei responsabili Marketing troppo spesso è focalizzata al raggiungimento di obiettivi di breve periodo. La marca, come la gravità, crea una forza di attrazione che influenza a distanza, che è ubiqua, che crea interazioni, – afferma Giuliano Noci, docente di Marketing al PoliMi -. Non bastano storytelling, Brand Purpose, posizionamento alla target audience. Oggi è anche un sistema di interazioni attraverso touch point fisici e digitali. È quindi un’architettura, un processo. Non solo: la qualità della Customer Experience è di per sè “marca”».

Un marchio conosciuto e riconoscibile ha maggiori possibilità di essere scelto rispetto a un concorrente meno noto, anche quando i prodotti offerti sono simili. Questo perché la familiarità genera fiducia: le persone tendono a preferire ciò che conoscono e riconoscono come affidabile. I lovemark, o love brand, sono quelli che creano una connessione emotiva profonda e intima, che solletica le corde della sensibilità del consumatore, tanto che, idealmente, quest’ultimo non potrà più fare a meno dei suoi prodotti preferiti.

Un noto love brand è Lavazza, che ha puntato sulla personalizzazione e sull’approccio data driven, sviluppando una Customer Data Platform. Grazie alla tecnologia digitale, oggi è infatti possibile generare tantissime creatività diverse, per creare messaggi e occasioni d’interazione sempre più individualizzate, con effetti evidenti sulla Sales Activation. È qui che entra in gioco il potere di pricing: un brand con una solida awareness può permettersi di mantenere prezzi più alti rispetto ai concorrenti, perché il valore percepito è maggiore. Si pensi, ad esempio, a marchi come Apple o Nike: non vendono solo prodotti, ma esperienze e stili di vita.

Brand Awareness: come si misura

La Brand Awareness dunque si trova nella mente del consumatore. Il suo valore viene misurato tramite la Piramide di Aaker: una rappresentazione metaforica dei vari livelli di appetibilità di un marchio. La base della piramide vede l’assenza di conoscenza, per poi salire verso una conoscenza del brand superficiale o approfondita. La punta di Aaker, invece, corrisponde al “top of mind”: raggiunto questo livello il brand in questione rappresenta il primo pensiero di un consumatore, quando si tratta di ripetere l’esperienza di acquisto. È anche possibile paragonare questo livello al concetto di fidelizzazione, più semplice da comprendere.

Uno studio del Content Marketing Institute riporta che il 33% dei marketer trova difficile misurare l’efficacia delle proprie attività di branding; eppure, oltre alla Piramide di Aaker, esistono diversi metodi per quantificare questa metrica, che si dividono in approcci qualitativi e quantitativi.

1. Brand Recall (Richiamo del marchio)

Il Brand Recall misura la capacità dei consumatori di ricordare spontaneamente un marchio quando viene menzionata una categoria di prodotti o servizi. È un indicatore forte della notorietà del brand. Ad esempio, se si chiede a un campione di persone di nominare una marca di scarpe sportive e molti rispondono “Nike” senza alcun suggerimento, significa che il brand ha un alto livello di recall.

2. Brand Recognition (Riconoscimento del marchio)

Diverso dal recall, il Brand Recognition riguarda la capacità dei consumatori di riconoscere un marchio quando viene presentato loro, ad esempio attraverso un logo, un colore o un jingle pubblicitario. In questo caso, il test prevede di mostrare alle persone più marchi e valutare quali riescano a identificare correttamente.

3. Share of Voice

Lo Share of Voice indica quanto un brand viene menzionato rispetto ai concorrenti in diversi canali, come social media, articoli online e pubblicità. Un’elevata quota di “voce” suggerisce una forte presenza del marchio nella conversazione pubblica. Oggi esistono tecniche di analisi dei dati che consentono di ascoltare la cosiddetta Voice of The Customer, ovvero l’opinione dei clienti e il livello di gradimento espresso nelle varie relazioni con i clienti, dai feedback sul prodotto ai commenti sui social, fino alle interazioni con il Customer Care.

4. Analisi delle ricerche online

Monitorare il volume di ricerca del marchio su Google e altri motori di ricerca è un metodo quantitativo per misurare la notorietà. Strumenti di Web Analytics come Google Trends o Google Keyword Planner aiutano a capire come il brand si posiziona nelle ricerche degli utenti e se sta crescendo nel tempo.

5. Social Media Metrics

I dati sui social media forniscono insight preziosi sulla Brand Awareness. Metriche come menzioni del brand, engagement (like, commenti, condivisioni), hashtag di marca e follower acquisiti sono indicatori dell’attenzione che il marchio riceve online.

6. Sondaggi e questionari

I sondaggi diretti sono uno dei metodi più efficaci per valutare la brand awareness. Le aziende possono fare ai consumatori domande come:

  • “Quali marchi le vengono in mente pensando a [categoria di prodotto]?”
  • “Ha mai sentito parlare di [nome del brand]?”
  • “Da 1 a 10, quanto ritiene familiare questo marchio?”

7. Customer Feedback e Net Promoter Score (NPS)

L’NPS misura la probabilità che un cliente consigli il brand ad altri, fornendo un’indicazione della fedeltà e del livello di notorietà. Un alto punteggio suggerisce che il marchio non solo è conosciuto, ma gode anche di una buona reputazione.

Gli step per costruire la Brand awareness

Advertising e SEO

Chiaramente un’impresa che desideri aumentare la propria Brand Awareness oggi non può fare a meno degli strumenti digitali, accanto a quelli del marketing più tradizionale. Il Digital Marketing, in particolare il Digital Advertising (Display, search, email e gli altri formati di pubblicità online) e la SEO (Search Engine Optimization) – la tecnica per posizionare il sito fra i primi risultati di ricerca sul motore di Google e di altri motori di ricerca -, rappresentano un passaggio obbligato. Il primo passo dunque è ottimizzare il proprio sito per aumentarne il posizionamento su Google: così sarà più facilmente individuabile dai potenziali clienti. Un altro step fondamentale è lo studio delle keyword da usare per ottimizzare il sito e i contenuti editoriali del blog: strumenti come Analytics o Semrush consentono di fare tutto ciò, anche se è sempre meglio affidarsi ad una web agency esperta.

Social media

Fatto questo, è sempre il caso di rendersi reperibili sui Social Media, aprendo un profilo ufficiale: ciò consente di raggiungere direttamente il proprio target, ottenendo visibilità e opportunità di comunicazione. Utile a questo scopo è l’Influencer Marketing, l’insieme di attività che prevedono il coinvolgimento di un testimonial, un blogger o un social reviewer, che possano testare, validare e poi comunicare ai propri seguaci la bontà di un marchio, prodotto o servizio. Lo scouting delle giuste risorse, il contatto e la selezione, il briefing e la revisione dell’output e, infine, il monitoraggio dei risultati ottenuti ne fanno una leva di awareness e conversioni dalle potenzialità notevoli.

Comunicazione dei valori del brand

Il brand deve imparare a comunicare i propri valori in modo autentico e trasparente. Ad esempio, per associare il suo brand alla sostenibilità, qualche anno fa Lavazza ha realizzato il documentario Coffee Defenders, distribuito su Amazon Prime Video, che evidenzia l’impegno della Fondazione Lavazza verso le tematiche dello sviluppo sostenibile. Non solo questo ha portato risultati sulla vendita dei prodotti all’interno del sito di Amazon, ma ha anche aumentato la percezione di affinità del consumatore rispetto ai valori della marca.

Alcuni brand, come Lego o Patagonia, hanno sposato il trend emergente del Brand Activism, che va oltre la comunicazione dei valori, per passare all’azione. Si tratta della volontà, chiaramente esplicitata, di voler prendere parte, e non solo prendere posizione, a cause in ambito sociale. Significa dunque assumersi precise responsabilità in merito al raggiungimento di quello che viene considerato dalle persone bene comune, trasformare la propria dinamica di business, partendo dai dipendenti, che sono i primi Influencer.

Eventi, gadget e accessori

Gli eventi sono sempre stati una voce importante dei budget di marketing delle aziende, con ritorni in termini di awareness e lead. Si parla anche di Marketing Esperienziale, perché è proprio la creazione di esperienze uno dei modi più efficaci per creare fidelizzazione e immagine del brand, rendendo protagonista il cliente.

Per molti anni, per aumentare l’awareness di un brand le aziende hanno puntato anche sui gadget: dalle t-shirt agli accessori tecnologici come le penne USB. Oggi si punta su oggetti utili e sostenibili. La potenza dei gadget è nel logo, di solito presente sui gadget: il logo accompagna il potenziale cliente lungo l’intero arco della giornata fino a fissarlo nella sua mente, anche a livello inconscio. Oggi è anche piuttosto semplice reperire prodotti di questo tipo grazie a società che realizzano gadget personalizzati su richiesta: qui è possibile trovare moltissime categorie di oggetti da customizzare. Questo tipo di prodotti sono particolarmente efficaci durante le fiere o gli eventi di settore: è importante dare ai clienti qualcosa che rimanga con loro anche dopo l’incontro di persona.

Fare Brand Awareness nel 2025: distinguersi, conoscere e pianificare

Come distinguersi in un mondo ormai saturo di marchi, dove c’è davvero poco da “inventare” di nuovo e dove i brand top-of-mind la fanno sempre da padrone? In primis, è bene studiare cosa ha reso celebri alcuni marchi che sono ormai un’istituzione nell’immaginario collettivo: se si pensa a Coca-Cola, Apple o Nutella, ciò che salta all’occhio è la loro capacità non solo di creare un prodotto innovativo e appealing, ma anche di comunicarlo in maniera efficace.

Essenziale, riprendendo i concetti del Golden Circle di Sinek, creare un “Lifestyle Brand”, far percepire il proprio marchio come un insieme di valori, di esperienze, di credenze, che accomunano tutte le persone che condividono un certo stile di vita.

Conoscere alla perfezione il proprio target è dunque fondamentale: in un mondo digitale dove tutto è misurabile e dove i dati di terza parte stanno venendo meno, partire dai propri dati di prima parte, quelli dei propri clienti, è la soluzione migliore. Significa analizzare la propria customer base, capire cosa desidera, dove vuole essere ingaggiata e quando, su quali canali e con che frequenza. Non solo, significa anche comprendere perché alcuni clienti sono stati persi, perché non ci contattano o non acquistano da molto tempo, e poterli ricontattare in modo mirato.

Omnicanalità, infatti, non significa affatto “sparare nel mucchio” né essere presenti sempre e ovunque; al contrario, significa costruire un percorso d’acquisto sartoriale, con campagne che si concatenano alla perfezione per sentire l’utente accompagnato, per mantenere alta l’attenzione e guidarlo verso la conversione, in modo personalizzato.

Contenuti di qualità sui giusti Social Media (e in questo caso TikTok la fa da padrone), una campagna con Influencer adatti al proprio prodotto e servizio, che siano in target con i propri consumatori, il tutto seguito da un’attività di email marketing con messaggi realmente personalizzati, da advertising ben pianificato, da passaggi in TV/radio oppure da un’attività di podcasting o una newsletter ricorrente… in fondo ciò che si sta descrivendo è una strategia di marketing a tutto tondo, il che fa ben comprendere come fare brand awareness sia uno dei fondamenti del marketing in sé. 

In che modo i consumatori conoscono nuovi brand nel 2025?

Secondo una recente ricerca di GWI, un utente scopre nuovi brand e prodotti attraverso una media di 6 fonti diverse. Questo dato, sebbene rimasto relativamente stabile negli ultimi tre anni, riflette un panorama in continua evoluzione, in cui la Brand Awareness viene influenzata da molteplici canali, ciascuno con un peso specifico diverso a seconda del target e del contesto.

Il primato della ricerca online

A livello globale, i motori di ricerca continuano a essere lo strumento principale per la scoperta di nuovi brand, tanto che il 32,8% degli intervistati ha dichiarato di trovare marchi e prodotti attraverso una semplice ricerca online. Si tratta di un trend che non sorprende più di tanto: i motori di ricerca offrono immediatezza, precisione e la possibilità di comparare in tempo reale alternative, recensioni e dettagli di prodotto. Le strategie SEO e SEM restano dunque pilastri fondamentali per i brand che vogliono intercettare utenti in fase di esplorazione.

Il ruolo persistente della TV

Nonostante l’avanzata del digitale, gli spot televisivi rimangono una fonte primaria di scoperta, raccogliendo il 32,3% delle preferenze. La TV conserva un impatto emotivo e narrativo forte, soprattutto in contesti di marketing emozionale e Brand Storytelling. Inoltre, con l’evoluzione della televisione connessa (CTV) e delle piattaforme di streaming supportate dalla pubblicità, l’efficacia di questo canale potrebbe ulteriormente consolidarsi.

Il passaparola: la fiducia al centro

Le raccomandazioni di amici e parenti – il cosiddetto word-of-mouth – si posizionano al terzo posto (30%). Questo fenomeno evidenzia come la fiducia giochi un ruolo chiave nella decisione d’acquisto. Il marketing del passaparola, amplificato dai Social Media e dalle recensioni online, continua a essere una leva fondamentale per la credibilità e l’affidabilità di un brand.

Social media e siti web: presidi digitali indispensabili

A brevissima distanza troviamo gli annunci pubblicitari sui social media, con il 29,7% delle preferenze. Piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e LinkedIn sono diventate veri e propri marketplace di scoperta, grazie alla personalizzazione degli annunci basata sui dati degli utenti. Infine, i siti web dei brand completano la top 5 con un’incidenza del 25,8%. Questa percentuale conferma l’importanza di una presenza digitale ben curata: un sito web ben strutturato, aggiornato e ricco di contenuti di valore è spesso il punto di arrivo del percorso di scoperta e valutazione di un brand.

Nessun canale è autosufficiente: la necessità di un approccio multicanale

Quello che appare abbastanza chiaro è che nessuna singola fonte consente di raggiungere più di un terzo degli utenti di Internet; anche il canale più efficace – i motori di ricerca – copre solo il 32,8% del pubblico. Questa frammentazione implica che i marketer non possano fare affidamento su un’unica strategia, ma devono integrare più touchpoint per massimizzare la visibilità, mantenendo, al tempo stesso, un bilanciamento sostenibile tra attività online e offline.

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