
La Internet of Things è uno dei settori dell’economia dei dati dalle maggiori potenzialità: nel giro dei prossimi cinque-dieci anni il boom di oggetti connessi e delle applicazioni che abilitano cambierà la vita delle persone e darà una marcia in più sia alle aziende private che vogliono aumentare la competitività sul mercato sia alle amministrazioni pubbliche che desiderano ridurre i costi e servire meglio il cittadino. Questo il tema al centro del webinar “Big Data & IoT: come gestire in modo efficace i dati raccolti dai sensori” organizzato dagli Osservatori del Politecnico di Milano e tenuto da Carlo Vercellis, Professore Ordinario di Computer Science al Politecnico di Milano e responsabile dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence.
Indice degli argomenti
Trilioni di oggetti connessi. La sfida è la velocità dei dati
Secondo uno studio di Cisco Systems, nel 2020 saranno installati nel mondo fra i 30 e i 50 trilioni di sensori che collegheranno oggetti di ogni tipo a Internet. Rispetto ai dati che le aziende raccolgono dai social media quelli che ricevono dai sensori della IoT sono più strutturati o omogenei, ma la sfida è la velocità con cui vengono generati e il volume crescente: nel 2019 una smart city con 1 milione di residenti creerà 180 Gigabyte di dati al giorno, oltre 40 Zettabyte al mese, secondo Cisco.
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Dati “obiettivi”. Ma occorre estrarre quelli giusti
La cosiddetta “veracità” dei dati della IoT è invece il vero valore aggiunto. I dati comunicati dai sensori non rappresentano opinioni, ma fatti; per esempio, l’oggetto X si trova sullo scaffale Y oppure l’utente X ha acquistato il capo di abbigliamento Y. L’impatto per il mondo economico è evidente, purché si sappia estrarre conoscenza dalle informazioni: dalle fasi di raccolta e inserimento dei dati nel cosiddetto “data lake” occorre passare alla discovery e al cleansing (o cleaning), che permette di filtrare i dati isolando quelli utili, per arrivare all’analisi vera e propria e alla produzione di conoscenza.
Benefici in ogni settore

Gli ambiti già toccati e quelli che saranno interessati nel prossimo futuro dalla IoT sono numerosi: smart city, gestione degli edifici e smart home, manifattura e logistica, agricoltura, auto connesse e trasporto pubblico, salute, assicurazioni, retail, elettronica di consumo. Le persone stesse si trasformano in “data point”: tutti, grazie al nostro smartphone, inviamo dati sulla posizione, i comportamenti e le abitudini di consumo.
Siamo pronti per questa sfida? Da un punto di vista tecnologico sì, ma non tutti gli attori coinvolti sono in grado di utilizzare le tecnologie per sfruttare i dati. Un sondaggio degli Osservatori del Politecnico di Milano indica che le imprese si aspettano dall’analisi dei dati raccolti con gli oggetti connessi ottimizzazione dei processi interni (79,2%), creazione di nuovi prodotti e servizi (43,8%) o personalizzazione dei prodotti e servizi esistenti (33,3%), monetizzazione dei dati (4,2%), advertising o commerce mirati (2,1%). Le organizzazioni appaiono dunque pronte a migliorare i processi interni, avendo compreso i benefici di riduzione dei costi e dei tempi, mentre non è matura la consapevolezza di come ricavare entrate dai dati.
Le potenzialità sono però enormi, specialmente per le aziende che possiedono grandi quantità di dati sui clienti e il mercato, come telco, utility e gruppi del retail. Uno dei settori più interessanti è la capacità di vendere servizi a valore aggiunto a terze parti (attività B2B) o di fare marketing personalizzato: nei prossimi anni vedremo sempre più spesso l’invio di coupon e promozioni personalizzate sul cellulare dell’utente basati sulla sua posizione, o il suggerimento di prodotti e servizi accessori a quelli cui l’utente sta accedendo (attività di cross-selling), con la possibilità che aziende di settori diversi collaborino.
Tra sicurezza e regulation
Accanto all’impatto di business vanno comprese e gestite le implicazioni etiche, sociali e sulla sicurezza della IoT. Le piattaforme user-friendly, come lo smartphone, e i protocolli di sviluppo aperti (le cosiddette API) da un lato favoriscono il moltiplicarsi degli oggetti connessi e la creazione di applicazioni per la IoT, dall’altro rendono gli oggetti più attaccabili da malware e hacker: la sicurezza andrà integrata nella progettazione (“by design”) dell’oggetto intelligente e delle sue modalità di comunicazione. La IoT non può prescindere dalla preservazione dell’integrità dei dati e dal rispetto dell’accesso riservato o della privacy, possibilmente accompagnando il progresso tecnologico con una legislazione moderna e uniforme a livello globale.